Dedicato al tema caos, il festivalfilosofia 2026 è in programma a Modena, Carpi e Sassuolo dal 18 al 20 settembre. Giunto alla ventiseiesima edizione, il format del festival prevede come sempre lezioni magistrali, mostre, spettacoli, letture, attività per ragazzi e cene filosofiche. Gli appuntamenti saranno oltre 150 e tutti gratuiti.
Piazze e cortili ospiteranno 57 tra lezioni magistrali e dibattiti. Quella attuale è un’epoca di dissoluzione di vecchi ordini, eventi catastrofici e processi profondi di cambiamento sul piano politico, scientifico e climatico. Il festival mostrerà che questo processo, pur complesso e a volte imponderabile, non è privo di logica. Incertezza e disordine sono parole-chiave fondamentali per capire molte teorie scientifiche, ma anche per comprendere le trasformazioni della società. Funzionano così i mercati, il clima e la geopolitica, ma anche la scienza e l’evoluzione. E inoltre crisi radicali, vere e proprie fini di mondi culturali, hanno sempre caratterizzato la storia, generando novità. A questo insieme di questioni il programma darà un inquadramento con le risorse del linguaggio filosofico.
L’edizione 2026, da un lato conferma lo stretto legame con i maggiori protagonisti del dibattito filosofico, dall’altro presenta diciotto voci nuove e oltre venti relatrici. Tra i protagonisti, tra gli altri: Rosi Braidotti, Massimo Cacciari, Barbara Carnevali, Adriana Cavarero, Ivano Dionigi, Donatella Di Cesare, Elena Esposito (Lectio Gruppo Aimag), Roberto Esposito, Maurizio Ferraris (Lectio Gruppo Hera), Simona Forti, Nadia Fusini, Umberto Galimberti (Lectio Rotary Club Gruppo Ghirlandina), Carlo Galli, Matteo Lancini, Silvia Lippi, Anna Maria Lorusso (Lectio Coop Alleanza 3.0), Michela Marzano, Stefano Massini, Salvatore Natoli (Lectio BPER Banca), Gianfranco Ravasi, Massimo Recalcati, Paolo Zellini (Lectio Confindustria Emilia Area Centro). Tra chi è al “debutto”: Guido Tonelli, Alfio Quarteroni, Carissa Véliz, Serenella Iovino, David Armitage, Luke Kemp, Mario Del Pero, Pierre Charbonnier, Mariarosaria Taddeo, Carlo Ossola. Il festival includerà anche una “Lectio Michelina Borsari”, in memoria della sua storica direttrice e in collaborazione con la famiglia, per valorizzare una giovane relatrice, che per questa edizione sarà Valentina Moro.
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Il programma filosofico del festival propone anche la sezione “la lezione dei classici”: studiose e studiosi autorevoli commenteranno i testi che, nella storia del pensiero occidentale, hanno costituito modelli o svolte concettuali rilevanti per il tema del caos. Per il pubblico del web, sarà approntato un programma di dirette di lezioni sui canali del festival, in attesa della pubblicazione dell’intero programma la settimana successiva alla manifestazione. Se le lezioni magistrali sono il cuore della manifestazione, un vasto programma creativo coinvolgerà performance, musica e spettacoli dal vivo. Mentre diversi appuntamenti espositivi faranno emergere il connubio di caos e creatività nei processi artistici, alcuni appuntamenti performativi metteranno in scena il caos contemporaneo e le sue implicazioni: così Mario Tozzi a proposito delle responsabilità umane nei confronti del cambiamento climatico, Andrea Pennacchi sul mai abbastanza maledetto male della guerra, e il collettivo de La Ragione di Stato su come anche lo sport mondiale, soprattutto il calcio, rispecchi le follie e gli eccessi della geopolitica.
Quasi 40 le mostre e installazioni proposte in occasione del festival da un’ampia rete di istituzioni artistiche pubbliche e gallerie private.
L’insieme del programma creativo coinvolge e sintonizza tematicamente una rete di circa 200 partner culturali. Il festival è promosso dal Consorzio per il festivalfilosofia, di cui sono soci i Comuni di Modena, Carpi e Sassuolo, la Fondazione Collegio San Carlo di Modena, la Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi e la Fondazione di Modena.
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Nelle piazze e nei cortili del festival quasi 60 lezioni discuteranno di disordine e incertezza, caos strategico e cambiamento storico, per mostrare che il caos non è semplice confusione, ma segue una logica e può essere generativo
L’edizione 2026 sarà dedicata alla questione del “caos”, con un programma filosofico che conterà 57 lezioni magistrali. Concetto generativo ma anche dissipativo, il caos è una categoria adeguatissima per affrontare la complessità di un mondo attraversato da dissoluzione di vecchi ordini, eventi catastrofici e profondi processi di cambiamento sul piano politico, scientifico e climatico. Proprio dalle scienze emerge un modello di comprensione dell’incertezza e dell’imprevedibilità che può riferirsi ai modelli di società oltre che ai fenomeni naturali. Tema cosmogonico per eccellenza, la rappresentazione del caos implica una genealogia culturale che non ha perso, anzi forse ha ritrovato, la sua energia.
Strutturato per gruppi di questioni, il programma filosofico porterà pertanto in primo piano un lessico concettuale composito, a più voci, in cui si confronteranno prospettive filosofiche plurali, talora anche in contrasto.
1. Scienze. Le logiche del caos
Per capire che cos’è il caos occorre anzitutto rivolgersi alle scienze e alla loro storia. A partire dalla rivoluzione probabilistica del tardo XIX secolo, molti saperi si sono fondati su modelli sistemici all’insegna dell’indeterminazione e della complessità: matematiche, teorie dell’evoluzione, meteorologia e teoria del clima, fisica dell’intelligenza artificiale sono solo alcuni degli ambiti nei quali le cosiddette logiche caotiche giocano un ruolo fondamentale, con le loro idee di contingenza e complessità.
Tale significato di caos va al di là del suo senso comune e ordinario. Da qui è tuttavia indispensabile partire per cogliere la portata di questo concetto, e forse anche per orientarsi nella condizione contemporanea. Oltre al suo valore generativo, verrà mostrato il suo carattere probabilistico, fondato sul calcolo dell’incertezza.
Viceversa, anticipando già un graduale passaggio alle piste seguenti, si indicherà come questi modelli si siano ormai estesi anche alle scienze sociali, dove l’idea di contingenza, di rischio, di processi non-intenzionali risulta cruciale per molti approcci dell’economia, della filosofia politica e anche di quel complesso di saperi storici, politici, giuridici, economici e demografici cui oggi diamo correntemente il nome di “geopolitica”.
Modello di generazione dal vuoto e di passaggio dal caos a un ordine è certamente l’astrofisica: Guido Tonelli accompagnerà il pubblico in un viaggio tra le stelle, dal Big Bang alle teorie cosmologiche attualmente più accreditate.
Paolo Zellini (Lectio Confindustria Emilia Area Centro) e Alfio Quarteroni mostreranno come si possa calcolare il caos, discutendo l’importanza della matematica nei sistemi complessi: in gioco c’è la proporzione tra efficienza e affidabilità delle procedure algoritmiche. Sempre più intrecciati anche al governo delle procedure sociali (è il caso di mercati finanziari, sistemi assicurativi, servizi sanitari, grandi apparati organizzativi pubblici e privati), questi modelli di previsione e di governance fanno della tecnologia una grande questione politica e culturale, di cui parleranno, da prospettive distinte ma complementari, Carissa Véliz ed Elena Esposito (Lectio Gruppo Aimag). In connessione con questi temi, Maurizio Ferraris discuterà i fondamenti dell’intelligenza artificiale generativa per indicare soprattutto quanto sia alimentata dai comportamenti degli utenti e quanto sia necessario redistribuirne il valore, anche economico (Lectio Gruppo Hera).
Se l’idea di cambiamento implica rotture, anche catastrofiche, l’evoluzione è uno dei paradigmi scientifici che la esprime meglio: Telmo Pievani discuterà l’estinzione come processo biologico e sociale fondamentale per le trasformazioni evolutive, richiamando anche le attuali responsabilità di Homo sapiens nell’epoca dell’Antropocene. Alla conseguente necessità di immaginare una “nuova Arca”, ispirata alla collaborazione tra tutte le forme viventi, sarà dedicato l’intervento di Serenella Iovino. Nel segnalare ulteriori fattori capaci di generare cambiamento, Gaspare Polizzi segnalerà la stretta connessione tra caos e “kairòs”, per indicare il valore conoscitivo della contingenza, mentre Nicla Vassallo si concentrerà sul significato positivo dell’errore.
Salvatore Natoli racchiuderà nel suo intervento le implicazioni filosofiche di queste grandi trasformazioni del sapere, mostrando come le accelerazioni di società e tecnologia rovescino la visione “progressista” che riteneva di aver scoperto le leggi interne della storia: l’idea di cambiamento adeguata alla nostra epoca è viceversa probabilistica e imponderabile, racchiusa nell’idea di “caoscosmo”, ossia il riconoscimento che il caos è una forma di ordine che va saputa calcolare (Lectio BPER Banca).
2. Politica. Categorie del cambiamento
Disordine geopolitico e crisi globale si capiscono meglio se si parte da prospettive di più ampia durata, coinvolgendo schemi concettuali ampi.
L’attuale periodo storico verrà analizzato in quanto “momento machiavelliano”, ossia la fine di un ciclo istituzionale nel quale gli ordinamenti politici e i sistemi di potere devono fronteggiare una trasformazione storica da cui può dipendere la loro stessa cancellazione. Si mostrerà come la crisi dell’ordine liberale internazionale abbia sì fattori specifici, ma si inscriva in un modello generale che riguarda l’allineamento (o, come nella crisi odierna, il disallineamento) tra sistemi giuridici, ordinamenti istituzionali e forme della potenza: economica, demografica, militare, tecnologica, culturale. L’attuale “catastrofe” ha precedenti nella storia e indica una convergenza di varie crisi di varia durata che riguardano la natura stessa delle istituzioni statali, la loro relazione, il rapporto tra legittimità, autorità e territorio.
Da questo punto di vista, a titolo di esempio, si indicherà che c’è una radice internazionale del pensiero politico che risale alla prima età moderna. Verranno rintracciate alcune linee di consistenza della geopolitica, mostrando come la filosofia e le strategie politiche abbiano discusso le forme più adatte al governo della terra, del mare e dell’aria.
Al nesso tra territorio, autorità e legittimità – una delle questioni chiave della filosofia politica moderna – e alla rottura di paradigma segnata nel Novecento dall’avvento dell’aviazione e della politica nei cieli, non solo per la rappresentazione del globo, ma anche per le dinamiche di dominio, sono dedicate, rispettivamente, le lezioni di Carlo Galli e Matteo Vegetti.
Parimenti, verranno messe a fuoco le categorie che permettono di tracciare i rivolgimenti delle comunità politiche, come nel caso delle guerre civili, di cui David Armitage traccerà una storia che arriva nel cuore del presente, o dei veri e propri collassi di sistemi istituzionali: attingendo all’antropologia e alla paleostoria, Luke Kemp tratteggerà i lineamenti fondamentali di un fenomeno che non è estraneo al nostro mondo, poiché la dissoluzione di grandi organismi politici ha caratterizzato da ultimo la fuoriuscita dal “secolo breve” del Novecento. I collassi sistemici travolgono solitamente anche gli ordinamenti normativi, come sta drammaticamente accadendo al sistema della giustizia internazionale, pietra angolare dell’ordine internazionale liberale oggi ben più che in crisi, ma letteralmente sotto attacco: ne discuterà Emanuela Fronza.
Se i temi indicati poc’anzi riguardano processi di cambiamento sostanziali nell’assetto del potere e della società, non meno rilevanti sono i fattori culturali che li rappresentano, li spiegano e, in alcuni casi, effettivamente li generano. Nell’epoca della “narrazione”, e in un festival di filosofia, non possono essere sottovalutati. Così Simona Forti ricostruirà l’estremismo “filosofico” al cuore del pensiero dei nuovi reazionari globali, mentre Anna Maria Lorusso esplorerà il tipo di “ordine” paranoico che sottende alla mentalità complottista (Lectio Coop Alleanza 3.0). Spostando lo sguardo critico nel cuore delle nostre democrazie in crisi, Donatella Di Cesare mostrerà i modi sottili, anonimi e manipolatori tramite i quali il dissenso viene non tanto censurato, quanto semplicemente disperso, reso intermittente e invisibile; messo non tanto all’indice, quanto posto agli ultimi, e ben nascosti, livelli dell’indicizzazione.
Alla necessità quasi metafisica del conflitto come luogo di costruzione dell’essere e della comunità saranno dedicati infine gli interventi di Umberto Curi e di Valentina Moro (Lectio Michelina Borsari), che utilizzerà la tragedia greca per mostrare la tensione costante tra libertà e potere.
3. Geopolitica. Il mondo nel caos
Entro tale contesto di cambiamento istituzionale, una terza pista si occuperà proprio del disordine politico e del caos globale che caratterizza l’attuale fase storica, affrontando le crisi multiple che scuotono l’ordine internazionale. Anche il sapere geopolitico si apprezza meglio cogliendone la radice filosofica, come metterà in luce Roberto Esposito, che mostrerà il carattere in ultima istanza tragico di una visione dei processi politici improntata alla continua dialettica tra decisione e realtà, libertà e necessità, contingenza e rapporti di forza.
Per orientarsi nell’attuale crisi del multilateralismo, nello smantellamento dell’ordine liberale, nella competizione tecnologica e geopolitica che ridisegna le relazioni internazionali, alcune lezioni faranno il punto sulle strategie delle principali potenze in campo. Così Mario Del Pero e Vittorio Emanuele Parsi, da prospettive differenti, dedicheranno i loro interventi al caos strategico nella politica degli Stati Uniti, che sempre più ammonta a un’America “post-americana”. Viceversa Alessandro Aresu, occupandosi dell’altra sponda della competizione globale, si chiederà se la supremazia tecnologica cinese determinerà anche un ordine geopolitico dominato da Pechino. In un classico esempio di questione specifica che riveste una portata sistemica, Mariarosaria Taddeo discuterà gli sviluppi dell’intelligenza artificiale nel campo della sicurezza e della difesa per mostrarne i dilemmi etici, le esigenze di governo e il rispecchiamento di rapporti di dominio tecno-politico.
Proprio perché i processi caotici dipendono da fattori talvolta remoti, generando spesso conseguenze non-intenzionali, due ulteriori interventi mostreranno cause e implicazioni della crisi geopolitica che non sempre appaiono in primo piano. Alberto Melloni ne traccerà il retroterra nella storia dei fondamentalismi religiosi e nella convergenza di varie “catastrofi” nel rapporto tra politica e religione. Pierre Charbonnier, mettendo in evidenza le drammatiche conseguenze che i conflitti generano per il pianeta, calcolerà invece i costi ecologici delle guerre: uno degli aspetti più terribili, nonché potenzialmente irreversibili, del caos politico.
Polarizzata, debordante e predatoria, la politica contemporanea si fonda infatti in modo apparentemente illimitabile su violenza reale e simbolica. A questa forma radicale, cui da decenni non eravamo più abituati nelle democrazie liberali, sono dedicati gli interventi di Stefano Massini, che si soffermerà sul banchetto di crudeltà della politica contemporanea, e Barbara Carnevali (componente del Comitato scientifico del festivalfilosofia) che mostrerà quanto si perda nel momento in cui le relazioni si fondano esclusivamente su forza e potere, rinunciando a quel codice di civiltà che dovrebbe caratterizzare tanto la diplomazia, quanto tutte le condotte sociali più in generale. In un controcanto letterario, Nadia Fusini commenterà una delle figure più emblematiche della follia del potere sanguinario: il Macbeth di Shakespeare.
4. Persone. L’adattamento al disordine
Una quarta pista concentrerà l’osservazione sulle esperienze individuali e sul disordine che agita la psiche contemporanea. Si tratta non solo di un “marasma emotivo” nel quale sono prese varie generazioni, ma anche dell’importanza del concetto di caos in alcune importanti pratiche psicanalitiche. Silvia Lippi discuterà i diversi aspetti di questa “clinica del caos”, mentre Matteo Lancini interpreterà il carattere instabile che contraddistingue la vita affettiva contemporanea. Se Adriana Cavarero richiamerà la vulnerabilità costitutiva dell’umano come potenziale risorsa, e non debolezza, evidenziata soprattutto nella riflessione della filosofia di genere, Michela Marzano guarderà alle crisi personali come a un’occasione di crescita; analogamente, in una riflessione complessiva che avrà la trasformazione della menopausa come caso emblematico, Gloria Origgi discuterà il caos interiore generato da ogni esperienza trasformativa. In una lezione sulla condizione contemporanea, Umberto Galimberti sosterrà che la nostra è la prima epoca nella quale l’umanità vive senza un orizzonte di senso (Lectio Rotary Club Gruppo Ghirlandina).
5. Cosmogonie. Dal caos all’ordine
Una quinta pista si colloca sul piano dei modelli culturali di lungo periodo che, in varie civiltà e contesti, hanno rappresentato il caos come momento generativo e situazione primordiale da cui sono scaturiti il cosmo e l’ordine. Massimo Cacciari (componente del Comitato scientifico del Consorzio per il festivalfilosofia) tratteggerà il significato del caos come inizio, apertura originaria da cui tutto discende, secondo una visione che è centrale nella cultura greca arcaica e la cui eredità ancora aleggia anche nel pensiero scientifico. Gli farà eco Gianfranco Ravasi, che seguirà il medesimo movimento concettuale in una ricostruzione testuale e contestuale del libro biblico della Genesi.
Tre ulteriori interventi amplieranno lo sguardo uscendo dal contesto classico e biblico. Anne Cheng introdurrà i lineamenti fondamentali del “Libro dei mutamenti”, mostrando come il cosmo in continua trasformazione sia al cuore della dottrina confuciana. Alcune delle tradizioni mitologiche e religiose che presentano il ciclo di distruzioni e rigenerazioni al cuore della concezione induista saranno invece discusse da Giuliano Boccali, che ne segnalerà anche la diffusione nell’ambito della “indosfera” antica. Infine Christian Greco, in una conversazione condotta da Manuela Rossi, presenterà alcuni tratti della visione cosmogonica egizia, con particolare riferimento al valore simbolico del Nilo e dei suoi cicli alluvionali.
6. Figure. Apocalissi e rigenerazioni culturali
Un’ultima pista si soffermerà su alcune figure e contesti che, in modo diretto o indiretto, presentano esperienze di crisi, di trapassi di mondi simbolici e aspettative di orizzonti rigenerativi. Non si tratta di racconti fondativi e cosmogonici, bensì di singole esperienze di autori o momenti storici particolarmente rilevanti. Così Massimo Recalcati, in un intervento sull’opera di Anselm Kiefer, mostrerà il nesso tra lutto e rigenerazione, catastrofe e rinascita, che caratterizza il lavoro dell’artista tedesco, con le macerie delle città distrutte nella seconda guerra mondiale a fare da impulso figurativo di una vera e propria teodicea.
Il mito di Babele, figura di caos per eccellenza, sarà ripercorso da Francisco Jarauta in una storia culturale e iconografica, mentre Carlo Ossola discuterà la caduta della Torre nella cultura letteraria di inizio Novecento. Analogo percorso compirà, soprattutto attraverso fonti spagnole, anche Armando Savignano.
Usi e abusi dell’eredità classica, segnatamente dei temi dionisiaci che implicano la dialettica tra dissipazione e rigenerazione, verranno discussi da Mauro Bonazzi, che ne traccerà la storia nella cultura filosofica, soprattutto tedesca, tra Otto e Novecento.
Se le culture entrano spesso nel caos, esse possiedono anche la ricchezza per generare ordine. Ivano Dionigi sosterrà che il libro è uno dei principali dispositivi per dare forma e ordine alla realtà, mentre Francesca Rigotti mostrerà come il pensiero simbolico sia la modalità espressiva con la quale si possono sciogliere i nodi del caos.
7. Lezioni dei Classici
Completerà come di consueto il programma filosofico la sezione “Lezione dei Classici”: grandi interpreti del pensiero filosofico discutono le opere che hanno maggiormente segnato la riflessione sul tema del caos. Franco Ferrari discuterà per esempio le concezioni cosmologiche del “Timeo” di Platone. Due lezioni mostreranno la rottura dei paradigmi scientifici e politici avvenuta tra la fine del Cinquecento e il Seicento: Nicola Panichi leggerà l’opera di Montaigne sullo sfondo della catastrofe morale e religiosa delle guerre civili in Francia, mentre Gregorio Baldin mostrerà come anche il Leviatano di Hobbes discuta la questione della sovranità a partire dall’esperienza delle guerre civili britanniche. Gianni Paganini ricostruirà viceversa le trasformazioni gemelle di rivoluzione scientifica e nuova scienza politica. Nell’epoca, la nostra, che revoca in dubbio il multilateralismo e il diritto internazionale è fondamentale tornare all’origine dell’idea cosmopolitica, quella di Kant: lo farà Anna Loretoni con “Per la pace perpetua”. Analizzando pensatori più recenti, invece, Cristina Guarnieri presenterà le meditazioni sulla guerra e sulla pace di Rachel Bespaloff, mentre Rocco Ronchi discuterà una delle opere più importanti per le teorie filosofiche del caos, ossia “Millepiani” di Gilles Deleuze e Félix Guattari.
Mostre, installazioni, musica e spettacoli: le sfaccettature del caos
Non solo disordine e imprevedibilità, ma anche creatività spiazzante, trasformazione generativa e nascita di equilibri nuovi: ecco alcuni dei temi affrontati dal ricco programma di eventi, tutti gratuiti, che affiancherà le lezioni magistrali del festivalfilosofia dal 18 al 20 settembre a Modena, Carpi e Sassuolo. Per tre giorni strade, piazze e palazzi si riempiranno di mostre, installazioni, concerti e spettacoli, ma anche di performance sperimentali, rassegne cinematografiche, laboratori per bambini e ragazzi, in un programma che riserverà ulteriori novità nelle prossime settimane. Fra i tanti ospiti, Betty Bee, Enrica Berselli, Roberta Biagiarelli, Paolo Di Paolo, Christian Greco, Silvia Guberti, Alberto Mantovani, Daniela Marcheschi, Andrea Pennacchi, La Ragione di Stato, Antonio Scurati, Federico Taddia, Mario Tozzi, Icaro Tuttle
Il programma creativo del festivalfilosofia, che ogni anno si dipana su oltre cento momenti di incontro su Modena, Carpi e Sassuolo, è un unicum nel panorama culturale. Costituisce infatti uno straordinario sforzo collettivo e porta a riflettere sulla stessa parola caratterizzante circa duecento fra enti e istituzioni, radicate sul territorio o meno, che concentrano nel giro di tre giorni una vastissima gamma di iniziative, tutte afferenti all’argomento del festival. Si verifica così un dialogo proficuo con il programma filosofico, i cui temi salienti vengono declinati nelle più diverse forme d’arte e di intrattenimento: vengono coniugate istanze e pratiche oltremodo differenziate in un complesso e diversificato meccanismo, il cui funzionamento testimonia una straordinaria attitudine al gioco di squadra, oltre alla capacità di accostare le forme della creazione a quelle della riflessione.
La dettagliata guida al programma creativo del festivalfilosofia (in allegato) consente di orientarsi fra i numerosissimi eventi, fornendo informazioni specifiche allo scopo di percorrerli per aree tematiche, tipologie, destinatari ed enti promotori.
Il caos va inteso anzitutto come condizione generativa, energia trasformativa e passaggio attraverso cui possono emergere nuove forme. Anche quest’anno, il programma che affianca le lezioni del festivalfilosofia esplora le molteplici sfaccettature del tema, portandolo negli spazi della visione, dell’ascolto, della performance e della partecipazione.
All’interno del programma creativo dell’edizione 2026 – costituito da mostre, installazioni, musica, spettacoli, reading, cinema, laboratori e attività per bambini e ragazzi – si potrà riconoscere un’articolata trama di percorsi, che offrirà al pubblico la possibilità di attraversare il tema del caos secondo linguaggi e sensibilità differenti, tra arti visive, teatro, fotografia, concerti, narrazione, pratiche laboratoriali e forme sperimentali.
I cinque fulcri teorici che guideranno il programma creativo del festivalfilosofia 2026 sono:
1. Genesi
2. Norme
3. Creatività
4. Metamorfosi
5. Apocalissi
La genesi verrà esplorata come forza generativa capace di far emergere forme, mondi e possibilità nuove, dalla natura alle cosmogonie, dalle scienze alle pratiche artistiche. Le norme permetteranno di interrogare il rapporto tra ordine e disordine, mostrando come regole, istituzioni e convenzioni nascano, vengano infrante e si ricompongano nella vita civile, politica e sociale. La creatività sarà considerata come la capacità di produrre nuove forme attraverso la rottura degli schemi, l’imprevisto, la sperimentazione e l’immaginazione. Con le metamorfosi si indagheranno i processi di trasformazione che percorrono individui, comunità, linguaggi e ambienti, facendo del cambiamento una dimensione costitutiva dell’esperienza. Le apocalissi, infine, saranno interpretate nel loro significato originario di rivelazione: momenti nei quali il caos dissolve assetti consolidati per rendere visibili nuovi orizzonti, nuove consapevolezze e nuove possibilità di ricostruzione.
(9 luglio 2026)
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