Guidare strategicamente l’evoluzione della sanità nel Sistema Nord Modenese, costruendo un sistema che guarda al futuro, fondato su un nuovo modello di integrazione tra gli ospedali di Carpi e Mirandola e tra questi e i servizi territoriali. È stato questo il tema posto al centro del Consiglio comunale aperto sulla sanità che si è tenuto ieri, giovedì 2 luglio, a Mirandola, alla presenza, accanto alla Sindaca Letizia Budri e dei consiglieri mirandolesi, del presidente della Provincia e vice presidente CTSS Fabio Braglia, del sindaco di Carpi Riccardo Righi e dei Sindaci degli altri territori del Sistema Nord Modenese e della Direzione dell’Azienda USL di Modena insieme ai professionisti del Santa Maria Bianca.
L’incontro è stato occasione per un aggiornamento a 360 gradi sulle progettualità strutturali dell’Ospedale di Mirandola – con un investimento complessivo di quasi 16 milioni di euro – e dell’Ospedale di Comunità (Osco) di Finale Emilia, interventi che andranno di pari passo con il percorso del nuovo Ospedale di Carpi. La realizzazione di questi progetti già finanziati porterà ad un aumento progressivo di 40 posti letto al Santa Maria Bianca e di 15 posti estendibili a 20 a Finale Emilia.
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Un forte investimento, dunque sul Sistema Nord Modenese: nell’introduzione alla serata Letizia Budri ha infatti chiarito che la riflessione sulla sanità del futuro e sul ruolo del Distretto e dell’Ospedale di Mirandola si inserisce nel più ampio percorso di riordino complessivo della sanità provinciale, avviato su mandato della CTSS il 26 febbraio scorso, cui anche i professionisti mirandolesi stanno lavorando con grande impegno. Un percorso in cui ogni territorio della provincia è chiamato a fare la propria parte, all’interno di specifici gruppi progettuali tematici, per arrivare a definire i modelli organizzativi, i percorsi e gli interventi più adatti a rispondere ai nuovi bisogni dei cittadini, in coerenza con gli obiettivi condivisi in CTSS. Per garantire un approccio orientato alla comunità, alla prossimità al cittadino e all’integrazione tra ambito sanitario e sociale, partecipano ai lavori professionisti delle Aziende, inclusi i medici di medicina generale, rappresentanti del Volontariato, degli Enti Locali e dell’Università e pazienti “partner” che hanno avuto esperienza dei percorsi di assistenza.
L’obiettivo comune a ciascuna delle tre aree della provincia – Nord, Centro e Sud –, è superare una volta per tutte le logiche competitive e le duplicazioni nelle attività sanitarie e nelle strutture, favorendo invece una rete ospedaliera integrata e orientata all’innovazione, alla ricerca, alla valorizzazione del personale, capace di coniugare specializzazione, prossimità e sostenibilità organizzativa. Ciò per garantire più qualità e continuità dell’assistenza per i cittadini.
In aggiunta, sul Sistema Nord Modenese è già operativo il gruppo di lavoro interdistrettuale previsto nell’ambito del protocollo d’intesa tra Azienda USL di Modena, Unione Comuni Modenesi Area Nord, Unione delle Terre d’Argine e Comune di Mirandola e i Comitati Consultivi Misti, chiamato a condividere e sviluppare percorsi e funzioni dei due ospedali e dei servizi territoriali in una logica di partecipazione e costruzione comune delle scelte organizzative.
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Ai professionisti dell’Azienda USL il compito di indicare ai presenti alcune linee guida della nuova visione sanitaria, in cui Santa Maria Bianca e Ramazzini svolgono funzioni complementari all’interno di un unico sistema, grazie a una redistribuzione delle vocazioni e delle attività nelle due strutture, in maniera più efficace e tale da garantire una miglior risposta ai bisogni di cura, ma anche il mantenimento delle competenze e la valorizzazione e crescita dei professionisti. Ciascuno dei due presidi sarà punto di riferimento di Area e provinciale di alcune attività ad alta complessità e/o specializzazione, e di attività erogate in prossimità e continuità con i servizi territoriali, evitando duplicazioni e garantendo percorsi più chiari per gli utenti.
A beneficio dei cittadini si lavorerà per percorsi assistenziali continuativi e multidisciplinari, che agevolino i passaggi tra ospedali e territorio e dunque che possano rendere più efficace l’intero iter di cura. Parallelamente, il sistema punta a rafforzare la capacità di risposta ai bisogni della popolazione attraverso interventi mirati all’efficienza organizzativa, come la concentrazione di alcune attività chirurgiche, lo sviluppo di modelli ad alto volume di attività per utilizzare al massimo le sale operatorie e di conseguenza ridurre i tempi di attesa per i cittadini, oltre all’introduzione di tecnologie innovative, in particolare nell’ambito della chirurgia robotica e della digitalizzazione dei processi diagnostici.
Tale percorso prevede che i due ospedali del Sistema Nord Modenese siano inseriti appieno nel piano provinciale di sviluppo della chirurgia robotica, con funzioni specifiche e complementari; sottolineata anche la valorizzazione del Servizio di Citopatologia già riferimento provinciale per la diagnostica oncologica urinaria, che si estenderà all’ambito della patologia tiroidea e che beneficerà dell’ investimento appena deliberato di 1.9 milioni di euro per il progetto regionale di “digital pathology”. Sono già previste collaborazioni strutturate con il Tecnopolo di Mirandola per l’innovazione e la ricerca, con forte coinvolgimento del settore biomedicale che interesserà tutti i professionisti dei due Distretti.
“Se vogliamo avere una sanità che resista nel tempo – dichiara Mattia Altini, Direttore generale dell’Azienda USL di Modena – dobbiamo iniziare oggi a costruire la sanità del futuro e per farlo dobbiamo assumerci la responsabilità di scegliere come e dove investire le risorse. La ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica evolvono con una rapidità mai vista prima e ci consentono di fare cose che solo pochi anni fa non potevamo nemmeno pensare, cambiando il modo di assistere e curare i pazienti, aiutandoci a fare previsioni attraverso i dati; ma anche i bisogni dei cittadini, il modo in cui utilizzano i servizi è profondamente cambiato. Il nostro sistema deve saper cogliere e accompagnare queste evoluzioni, ideando le modalità organizzative più appropriate insieme a tutti i suoi attori, professionisti, istituzioni, volontariato, pazienti e caregivers. Siamo corresponsabili nella definizione di scelte sostenibili nel tempo, che saranno tanto più efficaci quanto più saranno basate sulla collaborazione e sulla valorizzazione delle competenze, sulla definizione di percorsi e vocazioni delle strutture, per rendere ciascuna di esse una componente fondamentale di un sistema di eccellenza provinciale sempre più performante e sempre più attrattivo”.
(3 luglio 2026)
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