C’era il giornalista che un tempo era venerato che, alla disperata ricerca di visibilità, dava consigli ai modenese aizzandoli a non prendere sotto gamba i fatti del 16 maggio: non si era evidentemente accorto, questo giornalista, che la Città aveva già reagito senza bisogno di essere spinta a farlo, sotto l’invito di un Sindaco dalle qualità politiche non comuni in questo paese, che con un semplice appello ha radunato in poche ore cinquemila persone in piazza Grande – e non potevano essere di più, perché la capienza della piazza impedisce di averne il doppio anche volendo. Modena bisogna conoscerla prima di aprire bocca.
Ma siamo in un mondo a rovescio: prima si apre bocca ad minchiam e poi ci si informa. Ed è drammatico che la chiamino informazione e li chiamino giornalisti, con tanto di albo. E gli permettano di dare consigli utili nemmeno a loro.
Modena è sede di una delle Università più antiche del mondo; è città i cui cittadini hanno un’altissima scolarizzazione; è città accogliente e inclusiva ma, soprattutto, Modena ha sposato il buon vivere, ha sposato gli eventi culturali contro la divisione sociale. E’ sede del più importante polo di produzione teatrale d’Italia. Modena tiene a Modena e vuole che Modena viva bene. Soprattutto Modena non ha bisogno dei buoni consigli di giornalisti a libro paga del capo di turno. Stiano zitti e rispettino indagini, magistrature, comunità locali, sindaci e smettano di aprire bocca su tutto cercando di apparire preparati. Si capisce subito che non sanno quello che dicono e parlano sotto dettatura.
Certo, a volte l’ironia è pungente. Ma a quello serve
Le linee editoriali si scelgono. La nostra, oltre ad una informazione politica puntuale fatta di cronaca, ma anche... →
(21 maggio 2026)
Quel “perfettinismo” provincialissimo che sembra quasi un po’ “fascistoide”, a voler pensar male chiaro
di Paolo M. Minciotti Basta averci vissuto per un po', anche poco, a Modena, per capire quanto gli... →
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