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Lo spazio di via Anderlini confiscato per reati di estorsione riconducibili al clan dei casalesi trasferito al Comune

BENE CONFISCATO/2 – DAL 2024 È STATO TRASFERITO AL COMUNE

Lo spazio di via Anderlini confiscato per reati di estorsione riconducibili al clan dei casalesi

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Lo spazio di via Anderlini 89/D, sopra al Centro commerciale Sacca, è stato trasferito al Comune di Modena nel maggio 2024, ma la procedura di confisca del negozio era stata avviata nel 2017 e, già allora, l’Amministrazione aveva manifestato il proprio interesse ad avere il bene per riutilizzarlo, poi ribadito a fine 2023, quando la confisca è diventata definitiva.

L’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (Anbsc) ha quindi assegnato il bene all’amministrazione comunale modenese che, nel frattempo, ha partecipato con il proprio progetto “Legalità: un bene comune. La riqualificazione partecipata di un bene confiscato alla criminalità organizzata nel quartiere Sacca” al bando della Regione nell’ambito del Testo unico regionale per la legalità vedendosi assegnate buona parte delle risorse. Il costo complessivo del progetto, infatti, è di 155 mila euro, di cui 130 mila per spese di investimento e 25 mila per spese correnti e la Regione Emilia-Romagna ha riconosciuto un contributo di 122 mila euro, mentre la quota rimanente è a carico dell’Amministrazione comunale. Entro un anno dalla consegna l’Amministrazione comunale trasmetterà all’Agenzia nazionale una relazione sullo stato della procedura ed entro due anni l’atto formale in cui verrà specificato l’utilizzo del bene e l’indicazione dell’assegnatario.

La proprietà del negozio di via Anderlini risultava riconducibile a una persona indagata e ritenuta colpevole di estorsioni come contabile di una gang facente parte del clan dei casalesi, per la quale è scattata una condanna a 11 anni di reclusione. I reati contestati con le aggravanti dell’estorsione con violenza o minaccia mediante l’uso di armi e del metodo mafioso, sono stati l’aver rivolto periodiche e regolari intimidazioni, in concorso con più persone riunite e mediante minaccia, a due soci di un night club di Modena costringendo alla corresponsione di somme di denaro e a favoritismi, oltre all’estorsione ai danni del titolare di un’impresa, costretto a versare denaro in assegni. La sentenza di condanna in primo grado degli imputati da parte del Tribunale di Modena risale al 2015, confermata dalla sentenza di appello del 2019.

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(25 marzo 2025)

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