Operazione dei Carabinieri contro la ‘ndrangheta in Emilia Romagna: sequestrati beni per un valore stimato di 9 milioni di euro

di Redazione #Modena twitter@modenanewsgaia #Cronaca

 

Nella mattinata del 19 novembre il R.O.S. e il Comando Provinciale Carabinieri di Modena hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo, emesso dalla D.D.A. di Bologna, nei confronti dei fratelli Muto Antonio (attualmente detenuto poiché condannato in I grado nell’ambito del processo Æmilia per associazione di tipo mafioso, truffa ed estorsione, tutti reati aggravati dalla finalità mafiosa) e Muto Cesare, imprenditori attivi nel settore della logistica e trasporti, dei quali è stata confermata l’appartenenza al circuito economico-relazionale facente capo al sodalizio ‘ndranghetistico emiliano, storicamente legato alla cosca Grande Aracri di Cutro (KR), capeggiata dall’ergastolano Grande Aracri Nicolino.

Le indagini hanno evidenziato come i fratelli Muto, nel 2012, avessero attribuito fittiziamente la titolarità delle loro società a soggetti diversi e, nel 2013, dopo essere stati colpiti da interdittiva antimafia, avessero anche costituito la società Cospar s.r.l, operativa nel campo della commercializzazione degli inerti e dei trasporti, intestandone le quote a Pangalli Salvatore Nicola.

L’intervento, che si inserisce nella più ampia manovra di contrasto all’infiltrazione della ‘ndrangheta nel tessuto economico dell’Emilia Romagna, sta interessando le province di Reggio Emilia, Parma e Crotone e sta riguardando beni immobili e mobili per un valore stimato di 9 milioni di euro.

Tra i beni sequestrati

  • 5 aziende operanti nel settore degli autotrasporti ed immobiliare, per un fatturato relativo all’anno 2017 di circa 3 milioni e mezzo di euro, ed un patrimonio netto complessivo di € 1.063.999,00;
  • 12 immobili (tra cui 2 capannoni industriali sede delle aziende di autotrasporti, 3 abitazioni e 2 ettari e mezzo di terreno), acquistati ad un prezzo complessivo di 3 milioni euro;
  • 92 veicoli, tra cui 28 trattori stradali, 43 semirimorchi, 5 autobus, 4 furgoni, 2 autocarri, 10 autovetture tra cui una Maserati e due Volkswagen ed 1 motociclo acquistati ad un prezzo complessivo di oltre 1 milione e mezzo di euro;
  • 9 rapporti bancari con saldi positivi per circa 100.000,00.

Le indagini, che, nell’ambito delle operazioni AEMILIA e Grimilde, già avevano dato origine a interventi repressivi di notevole portata nei confronti della consorteria di ‘ndrangheta emiliana sfociati prima nelle due storiche sentenze AEMILIA pronunciate il 31 ottobre 2018 e quindi negli arresti dell’Op. Grimilde sul territorio di Brescello (RE) del giugno scorso, hanno ulteriormente confermato l’ingerenza della cosca operante in Emilia nella gestione e controllo di attività imprenditoriali, formalmente intestate a prestanome, nonché l’accumulo illecito di significativi patrimoni personali.

Dall’esito delle indagini patrimoniali svolte nei confronti degli interessati, corroborate dalle risultanze emerse a seguito dei precedenti interventi, sono state trovate conferme in ordine alla gestione occulta di imprese operanti su tutto il territorio nazionale. In particolare, attraverso l’analisi degli oltre 700 rapporti bancari, si è evidenziata la riconducibilità agli indagati di ogni processo decisionale interno alle aziende, per cui qualsiasi “ordine” relativo alle operazioni aziendali veniva vagliato e gestito dai reali dominus, dietro lo schermo di compiacenti prestanome.

 

 

(20 novembre 2019)

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