Le manifestazioni autorizzate contro il parere del Sindaco e i fascicoli postumi

foto: Repubblica

di Giancarlo Grassi #Modena twitter@modenanewsgaia #Società

 

Forse non tutti sanno che la manifestazione anarchica che ha provocato disordini in città è stata autorizzata dal Prefetto, emanazione locale del ministero dell’Interno, contro il parere del Sindaco Muzzarelli che non la voleva, consapevole di ciò che il corteo anarchico avrebbe potuto scatenare. Come mai è stata autorizzata?

Il prefetto loda il questore per la gestione dell’ordine pubblico ricordando che la procura “aprirà un fascicolo”, dopo il deposito di comunicazione di reato da parte della Digos, scrive il quotidiano loca le Gazzetta di Modena, contro ignoti (…) in ordine al reato di deturpamento e imbrattamento di cose altrui, che la Procura contesta insieme “al reato previsto dall’articolo 18 del tulps” (testo unico delle legge di pubblica sicurezza), in quanto il corteo, “autorizzato e svoltosi nel rispetto del percorso impartito dalla questura di Modena, ha visto presenti partecipanti con il volto coperto oltre all’utilizzo di fumogeni, naturalmente non autorizzati”. Il quotidiano pubblica anche un video dove l’assessore Guerzoni, ripreso mentre ripulisce le scritte che hanno vandalizzato i muri della città, L’assessore ricorda anche che il Comune di Modena era contrario all’autorizzazione al corteo, data da Questura e Prefettura. Dice, con chiarezza, che le persone che hanno manifestato non sono modenesi, ma vengono da fuori. E che l’unica sede di partito devastata è stata quella del PD. Guarda un po’… Poi c’è la signorinotta carponi costretta a ripulire la vetrina del negozio che se la prende coi giornalisti…

Come mai il corteo è stato autorizzato contro il parere di Sindaco e Comune? Qualcuno ha fatto caso alla ragazza in prima fila che, si vede dalle riprrese, con fare minaccioso chiede a qualcuno “Cosa scrivi?”, perché nessuno ha fermato il personaggio mascherato che con vernice rossa oscurava le telecamere lungo il percorso o le alzava così che il corteo non fosse più visibile? Perché le forze dell’ordine non lo hanno impedito. Ci saranno motivi che non conosciamo. Noi che non abbiamo tra le mani le sorti degli uomini e del paese.

Carlo Calenda, che è uno lanciatissimo nella sua campagna elettorale, rilanciava dal suo profilo, nel pomeriggio del 26 aprile, un tweet lanciato della Pravda online di Salvini, come da screenshot.

 

 

Tra i commenti, numerosissimi, per la maggior parte indecenti, uno si distingueva:

 

 

Calenda, come del resto Salvini, ha perso un’altra ottima occasione per stare zitto. Perché un conto è essere uno che non le manda a dire. Un altro è aprire bocca, tastiera, e darle tanto fiato. Calenda, anche e soprattutto pubblciamente, e dopo essersi informato su come erano andate le cose, lui che si vanta di dire le cose come sono, avrebbe dovuto raccontare i fatti. E dire che la sede del PD era stata devastata senza non rincorrere il ministro dell’Interno per il quale esistono due nazioni, la sua e quella che non vota Lega, sul sentiero del gridare al delinquente invocando sanzioni severissime che in queste paese ottieni solo se rubi perché hai fame.

Ecco quindi un altro discutibilissimo e pessimo episodio che fomenta la rabbia popolare a poche settimane dalle elezioni el 26 maggio che, siamo certi, in qualche modo, inquinerà l’esito elettorale e la percezione della maggioranza che governa la città.

Vien voglia di citare i Bronkovitz ed il loro celebre “Se volevano tenere la poltrona sotto il culo dovevano fare un golpe invece di romperci i coglioni a noi”… E magari la storia è anche un po’ quella.

 





(27 aprile 2019)

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