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martedì, Dicembre 6, 2022

Il PD avrà capito la lezione?

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di Massimo Mastruzzo*

L’alleanza del PD con i partiti favorevoli all’autonomia differenziata (Zaia, ad esempio, su questa assurda proposta avrebbe potuto fare campagna elettorale indifferentemente nella sua Lega o nel Pd di Letta e Bonaccini…), lo ha ulteriormente allontanato dal suo potenziale elettorato. Un partito che, si definisce progressista di sinistra ma, stante i risultati elettorali, non riesce più ad intercettare chi dovrebbe, o vorrebbe, rappresentare.

Il PD oggi difatti è un partito che, malgrado le modifiche e le integrazioni che nelle intenzioni avrebbe dovuto apportare Letta, è da rivedere, se non proprio da rifare. Anche perché nel frattempo il Movimento 5 Stelle  si è appropriato di quello spazio a sinistra lasciato, più o meno inconsapevolmente, vuoto. Doverlo fare in funzione del risultato elettorale che ha visto il centrodestra andare al governo, rischia di diventare il classico rimedio peggio del male.

I papabili nomi che girano intorno a quello del possibile nuovo segretario, da Bonaccini alla De Micheli, non appaiono certo in controtendenza rispetto a quelle istanze che il territorio italiano attenzionato dalla Commissione Europea, il Mezzogiorno d’Italia, richiede.

Bonaccini, ad esempio, da presidente della Regione Emilia-Romagna, in piena pandemia sottolinea Prima il Nord, posticipando sine die la questione Sud Italia, dove ci sono le regioni ultime tra le 270 della UE,  dichiarando: “Oggi il Pd deve avere una chiara identità riformista, rappresentando ancor di più, lo dico per la mia esperienza territoriale, le istanze del Nord del Paese. Io non ho dubbi che senza il Mezzogiorno questo è un Paese senza un grande futuro. Però in questo momento drammatico, la parte del Paese che produce più della metà del Pil, ha bisogno di ripartire subito”.

Sempre Bonaccini che partecipa a riunioni organizzate dalla Ministra Mariastella Gelmini per un Ddl per l’accelerazione dell’autonomia differenziata, con presenti i soli presidenti delle regioni del Nord, dove l’art. 4 presente in quel provvedimento avrebbe dovuto far sobbalzare dalla sedia un qualsiasi rappresentante di una qualsivoglia realtà politica che si definisce minimamente progressista di sinistra:

Le risorse finanziarie, umane e strumentali necessarie all’esercizio da parte della Regione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia sono definiti dall’intesa di cui all’articolo 2 nei termini di spesa storica sostenuta dalle amministrazioni statali nella Regione per l’erogazione dei servizi pubblici corrispondenti alle funzioni conferite quale criterio da superare a regime con la determinazione dei costi, dei fabbisogni standard (…)”.

Semplicemente spesa storica, ovvero il concetto chiaro ed inequivocabile che significa tanto spendi, tanto ti viene riconosciuto dallo Stato: Reggio Emilia ha 171 mila abitanti contro i 180mila di Reggio Calabria; eppure, la prima spende 28 milioni in istruzione, mentre la seconda solo 9. E ancora: 21 sono i milioni spesi in cultura da Reggio Emilia, mentre sono solo 4 quelli del comune calabrese. E’ così se non hai speso in asili nido, vuol dire che non hai bisogno di asili nido, e che ciò che avrai sarà zero.

Oppure Paola De Micheli, che da Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, tra falsa alta velocità al Sud, esclusione del Ponte sullo Stretto dai piani per la ripresa post-covid; contributi solo agli enti locali del Nord per il rinnovo del parco automezzi del trasporto urbano; fermo il porto di Gioia Tauro, unico in Italia in cui potrebbero approdare le super navi che pescano fino a venti metri, mentre si finanzia con un miliardo, l’ennesimo, la costruzione di un molo a Genova, perché abbia, chissà quando, fondali che Gioia Tauro ha già; il miliardo di euro, stanziato sempre dalla ministra Paola De Micheli per le Olimpiadi invernali 2026 di Milano e Cortina d’Ampezzo, che dovevano essere “a costo zero” e a solo carico delle Regioni interessate per far, incredibilmente, “compiere un salto di qualità infrastrutturale a una delle aree più sviluppate del Paese”.

Possono mai rappresentare la svolta per una realtà che si definisce progressista di sinistra?

Il PD farebbe bene invece punti a valutare seriamente la candidatura di Provenzano, che grazie al suo background di ricercatore e vice direttore dello SVIMEZ avrebbe le carte in regola per essere fondamentale nel recuperare consensi in quell’elettorato che è stato pesante attaccato per votare chi ha difeso lo strumento del reddito di cittadinanza, senza però sapere proporre reali e concrete offerte alternative: se il reddito di cittadinanza viene percepito nella aree dove la disoccupazione è maggiore, non serve un luminare in economia per capire che la contromisura sia banalmente rappresentata da proposte reali di occupazione in una scala 1 a 1 però perché se la proposta di lavoro è a 1200 km più a nord, il sospetto che il reale motivo di tale astio verso il RdC sia lo sblocco dell’emigrazione. La pochezza di offerte alternative rispetto a uno strumento che volente o nolente, e con tutti i suoi possibili difetti, dalla sua comparsa ha dato la possibilità di una scelta: restare (o meglio resistere) o emigrare. Opzione che i cittadini del Sud-Italia non hanno mai avuto il privilegio di avere, ha infatti destato l’attenzione della UE.

Non ha caso i criteri di ripartizione stabiliti dalla Commissione europea per la ripartizione dei Recovery Fund dei fondi europei, che davano chiare indicazioni verso progetti che puntano alla maggior coesione sociale, sostanzialmente sono stati:

1. direttamente proporzionale alla Popolazione;
2. inversamente proporzionale al livello del Reddito pro-capite;
3. direttamente proporzionale al tasso di disoccupazione medio degli ultimi 5 anni.

All’Italia è stata assegnata la quota maggiore, tra gli altri stati membri, perché ha un terzo della sua popolazione, e quasi la metà del suo territorio, che vive molto sotto la media del Pil pro-capite (criterio 2) e con più del doppio del tasso di disoccupazione (criterio 3) e tutto questo in una determinata area del paese: il sud Italia.

Autonomia Differenziata e Reddito di Cittadinanza, due strumenti che nella loro eventuale approvazione e soppressione, avrebbero a colpire direttamente la classe sociale e il territorio nazionale più in difficoltà. Due strumenti inversamente proporzionale a qualsiasi realtà politica che si definisce progressista ambientalista di sinistra:

Il PD avrà capito la lezione?

 

*Segreteria nazionale M24A-ET
Movimento per l’Equità Territoriale

 

(1 ottobre 2022)

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