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La “cultura del rispetto” dell’omofobia baciapilista

di Paolo M. Minciotti #Lopinione

E’ con stupefacente semplicità che il Comune di Modena, per bocca dell’assessora incaricata, ha risposto all’interrogazione del baciapilismo leggerissimamente omofobo che chiedeva di riferire “con quali finalità di interesse collettivo la Festa delle famiglie Arcobaleno fosse inserita nel calendario degli eventi della Giornata contro l’omotransfobia (…) a quanto ammontino le spese sostenute dall’Amministrazione per il cartellone degli eventi; se l’associazione (beneficiaria, ndr) sia iscritta nell’elenco comunale delle forme associative; se il progetto Officine della solidarietà sia inserito nei piani triennali dell’offerta formativa dei singoli istituti scolastici; se ne sia stata data pubblicità e se, nel corso della sua realizzazione, si sia discusso anche del disegno di legge Zan”.

Senza soffermarsi sul contenuto della risposta, che trovate integralmente qui, e senza nemmeno essere troppo stupiti dal tenore dell’interrogazione, viene da forze politiche così legate alla famiglia tradizionale (quella che divorzia, e poi se ne fa un’altra di famiglia tradizionale, o decide di convivere senza matrimonio, perché nella famiglia tradizionale la coerenza viene prima di tutto), da prendersela con tutte le altre famiglie, figurarsi con quelle Arcobaleno… E’ noto che nella sottile [sic] strategia dell’omofobia baciapilista esistono sempre persone di serie A che formano famiglie di serie A ed altre di serie B con diritto alla discriminazione per ideologia politica. Dunque vorremmo sottoporre una domanda, che è quasi una curiosità.

In occasione del Modena Pride il sindaco Muzzarelli fu duramente attaccato da certi organi di stampa cittadini funzionali al disegno della discriminazione baciapilista, che sosteneva come le “forze politiche avessero cavalcato il Gay Pride”, come se le forze omofobe prone all’illiberalismo che soffia dall’est il “Gay Pride” non lo cavalcassero. Naturalmente, ci passerete la battuta, operando dall’altra sponda. La domanda dunque è la seguente: strumentali attacchi politici a parte, qual’è la “cultura del rispetto” che sta dietro a simile interrogazione da opporre a manifestazioni inclusive e rispettose dei diritti di tutte e tutti?

 

 

(17 giugno 2021)

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