di Giovanna Di Rosa, #Politica
Così mentre infuria la battaglia tra Rousseau e Conte, o meglio tra il M5S che vedete in parlamento ed il racconto di M5S che fa Casaleggio, ecco insinuarsi senza ritegno alcuno per i casaleggici dispiaceri, svergognata, la scelta di andare ognuno per conto loro alla elezioni amministrative per la poltronissima capitolina: Raggi andrà al suicidio sola e così Gualtieri si sacrificherà per il sacro simbolo del PD. L’obbiettivo parrebbe quello di far fuori Carlo Calenda più di quello di vincere le elezioni anche se quelli che fanno il mio mestiere seriamente già parlano di alleanze al secondo turno.
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Ammesso che Meloni non vinca al primo – parliamo di turni anche qui. E poi tutto un cicicì e cococò su quanto è bravo Zingaretti in Lazio che è meglio che stia lì e c’è un Carlo Calenda, leader di Azione e a sua volta candidato, incazzato nero che a Radio24 dice: “Ieri è successa una cosa veramente strana. Da sette mesi giro la città e faccio proposte. Il Pd dice ‘vedrete la Raggi si ritirerà, verrà condannata, confluiremo su Zingaretti’. Poi alla fine la Raggi non si è ritirata, Conte l’appoggia e Zingaretti non è in grado di candidarsi. E’ il fallimento di una linea politica. Insomma stiamo sempre dietro ai 5Stelle”.
La sensazione è che la guerra vera debba ancora arrivare. E che al M5S tocchi liberarsi di Raggi in maniera onorevole. Prima delle elezioni, durante e forse anche dopo.
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(10 maggio 2021)
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