di Ragazzi di Tehran #Iran twitter@gaiaitaliacom #DirittiUmani
I Modenesi dell’800 nei ritratti di Adeodato Malatesta
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La nota attivista per i diritti umani e prigioniera politica Narges Mohammadi, è stata recentemente riportata dall’ospedale di Teheran al carcere di Evin, nonostante il parere contrario dei medici che ne avevano richiesto il ricovero. Narges era stata ricoverata il 20 aprile scorso, come denuncia da Parigi – dove vive rifugiato – il marito Taghi Rahmani. Il ricovero si era reso necessario dopo che una serie di controlli fatti in carcere avevano accertato il deterioramento dello stato di salute di Narges e la probabile necessità di dover rimuovere l’utero. Secondo Taghi, Narges Mohammadi si sarebbe ammalata proprio in carcere – dove è rinchiusa dal 2016 – per le condizioni della detenzione e per la carenza delle fondamentali cure mediche.
Nonostante la malattia e le frequenti convulsioni, a Narges è stato per lungo tempo negato di uscire dal carcere per essere ricoverata. Quando, alla fine, questo è avvenuto – il 20 aprile scorso – Narges è stata portata in ospedale a Teheran, ma i dottori non hanno fatto neanche in tempo ad iniziare i controlli, che il regime ha disposto il ritorno in cella di Narges.
Narges Mohammadi è stata arrestata nel 2016 e condannata a 16 anni di carcere per la sua attività contro la pena di morte, in favore dei diritti umani e per la liberazione dei prigionieri politici. Compagna di cella di Narges è un’altra detenuta politica, Nazanin Zaghari-Ratcliffe – prigioniera con doppia cittadinanza (inglese e iraniana) – arrestata con l’accusa di spionaggio. Accusa che Nazanin ha sempre rifiutato, ribadendo di aver lavorato in Iran come impiegata della ONG Thomson Reuters Foundation. Nazanin è stata condannata a cinque anni di carcere. Sia Narges che Nazanin sono madri e da mesi e mesi ormai, non vedono i loro bambini.
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Insieme, nel dicembre 2018, Narges e Nazanin hanno scritto una lettera aperta, denunciando la carenza di cure mediche per i prigionieri politici iraniani e chiedendo il ricovero ospedaliero fuori dal carcere.
(6 maggio 2019)
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